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<title><![CDATA[L'identità personale, la rete e la democrazia]]></title>
<link><![CDATA[http://codicidellademocrazia.partecipate.it/infodiscs/view/67]]></link>
<description><![CDATA[Arrivo buon ultimo. Probabilmente influenzato dal lavoro che facevo (notaio, ora in pensione) mi sono convinto che è un serio problema quello dell'identità personale del soggetto umano. Forse sbaglio, ma nessun "artefatto" la garantisce, in un modo o nell'altro l'identità digitale è un codice, e se lo consegno a Fiorella, Fiorella diventa me.Se non sbagliassi - e sono il primo a sperare di essere in errore - sarebbe molto difficile pensare a "digitalizzare la democrazia".Il che non significa che la "cultura digitale" non può dare contributi utilissimi, cominciando dalla primissima fase di analisi; basta riflettere sulle ragioni che portano a scrivere norme incomprensibili. Mi rendo conto del paradosso, ma spesso fantastico su una meta regola per la quale non può essere approvata legge se non è processabile da un automa. Affermazione nella quale ovviamente non credo, ma che chiede attenzione sui molti aiuti che la "cultura digitale" mette a disposizione dell'intero processo democratico il quale ha il suo fine necessario nel "fare leggi".]]></description>
<ttl>60</ttl>
<image><title>I codici (software) della democrazia</title>
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<link>http://codicidellademocrazia.partecipate.it</link>
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<item><title><![CDATA[Mi inserisco in questa ottima conversazione per di...]]></title>
<link><![CDATA[http://codicidellademocrazia.partecipate.it/infodiscs/view/67#body_148]]></link>
<description><![CDATA[Mi inserisco in questa ottima conversazione per dire la mia, in risposta agli ultimi dubbi espressi da Alessandro Marzocchi.
Dal punto di vista tecnico esistono già strumenti informatici che possono garantire un ottimo livello di sicurezza dei dati, a livello teorico. A livello pratico dipende dall'onestà dei tecnici che ci lavorano dietro (ma vale lo stesso anche per quanto riguarda le elezioni fisiche).
Da appurare se un sistema openSource possa essere migliorativo o peggiorativo dal punto di vista della sicurezza: io propendo più per la prima ipotesi. In ogni caso sono un sostenitore del voto pubblico, non anonimo - a maggior ragione perchè sostengo anche il voto delegato - ed in questo modo, con aggregazioni delle votazioni per distretti e dati consultabili in chiaro, l'elettore ha modo di verificare personalmente il corretto conteggio della propria preferenza (diretta o delegata).
 
Un'ultima considerazione: io concorderei con lei quando dice che l'identità per le decisioni politiche è ben più importante dell'identità fiscale/finanziaria dell'individuo. Sostengo  i valori della persona che dovrebbero prevalere sugli interessi del mercato, della finanza e delle grandi corporazioni.
Tuttavia, appare abbastanza chiaro che oggi il trend mondiale risulta diametralmente opposto agli ideali da noi appena prospettati (probabilmente è sempre stato così dall'alba della civiltà, ma la recente globalizzazione unita alla finanza creativa ne ha esacerbato la tendenza): oggi l'unico vero potere, in taluni casi più influente delle stesse nazioni, in continua ascesa nonostante crisi o quant'altro, è la disponibilità percepita di moneta. Moneta che in ogni caso, anche quando non concentrata nelle mani dei maggiori super plutocrati, influenza pesantemente la politica reale e la vita di popolazioni intere.<br />Basti pensare al TTIP in via di approvazione, che concede di fatto alle grandi corporazioni il diritto di rivalersi economicamente sugli stati in caso di violazioni di convenzioni commerciali internazionali, siglate normalmente da privati. Stiamo imboccando una strada in cui non sono più gli stati governare i cittadini ma influenti corporazioni private, in modo sempre più evidente.
Dunque, in ultima istanza, in questa società dovrebbe essere paradossarlmente più importante garantire la massima sicurezza sulle transazioni finanziarie piuttosto che sulle transazioni politiche.
Saluti,
grazie a tutti.]]></description>
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<pubDate>Fri, 03 Oct 2014 19:11:06 +0200</pubDate>
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<item><title><![CDATA[Sul piano filosofico e scientifico, credo anch'io ...]]></title>
<link><![CDATA[http://codicidellademocrazia.partecipate.it/infodiscs/view/67#body_91]]></link>
<description><![CDATA[Sul piano filosofico e scientifico, credo anch'io che la "certezza" non faccia parte del nostro universo.<br />Sul piano giuridico ho un'opinione diversa: cosa pensare del conto corrente di "Caio" sul quale "altro da Caio" addebita operazioni (ovviamente senza alcuna autorizzazione)? Forse anche in questo caso il fenomeno è statisticamente poco significativo sul piano statistico, credo che soltanto una piccola parte delle transazioni bancarie è eseguita in modo illegittimo. <br />Sul piano democratico, non ricordo una lode in favore dei parlamentari "pianisti" che votano per sè ed anche per altri.<br />Sul piano politico, accetto la tua osservazione ""Quanto incide un 1% (esagerando!) di voti contraffatti tramite false identità, in un paese dove il 10% dei voti (di persone vere!) è controllato dalla mafia, un 10% di voti dalle lobby politico/economiche che si ritiene conveniente appoggiare?""<br />Proprio per quanto scrivi [un paese in cui molto (troppo, aggiungo!) è controllato dalle mafie] credo sia importante non aumentare il potere dei disonesti :-) e garantire - per quanto umanamente possibile - il rispetto del principio di identità anche in questa particolare manifestazione.<br />Grazie per l'attenzione ed i rilievi critici ... buon anno a tutti!]]></description>
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<pubDate>Tue, 07 Jan 2014 21:16:50 +0100</pubDate>
</item>
<item><title><![CDATA[Beh... :-)
da persona che ha passato 10 anni nella...]]></title>
<link><![CDATA[http://codicidellademocrazia.partecipate.it/infodiscs/view/67#body_88]]></link>
<description><![CDATA[Beh... :-)
da persona che ha passato 10 anni nella metrologia, ti posso assicurare che la "certezza" non fà parte del nostro universo.
Nemmeno i tradizionali sistemi di voto sono <em>assolutamente certi</em> (come dimostrano continui casi di cronaca), ciononostante gli organi costituzionali così eletti sono legittimati, né nessuno mette in discussione detti sistemi per questo.
Dirò di più:<strong> la "certezza assoluta" dell'identità dei votanti non è necessaria</strong>, perché irrilevante rispetto agli altri fenomeni che perturbano la bontà delle elezioni/votazioni. Mi spiego meglio:
Quanto incide un 1% (esagerando!) di voti contraffatti tramite false identità, in un paese dove il 10% dei voti (di persone vere!) è controllato dalla mafia, un 10% di voti dalle lobby politico/economiche che si ritiene conveniente appoggiare (...convintamente) e 10% di voti dati per partito preso (hanno sempre votato così e voteranno sempre così)?
Io ritengo che incida poco... peraltro la pensano così anche nei paesi che già adottano <strong>in ambiti istituzionali</strong> il voto elettronico (Stati Uniti, Svizzera, Estonia...).
Con questo <em>non</em> voglio dire che irrilevante la certificazione dei votanti, come già sostenevo in <a href="https://www.airesis.it/blogs/78-blog-di-zanna/blog_posts/658-Certificazione-utenti-in-una-piattaforma-per-l-e-democracy" target="_blank">questo post</a>, ma che è initile impazzire per eliminare agenti perturbanti quando questi non sono più significativi nel contesto generale.
Luca Z.]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Dec 2013 00:11:52 +0100</pubDate>
</item>
<item><title><![CDATA[Luca scusa - certamente sono il più vecchio dei d...]]></title>
<link><![CDATA[http://codicidellademocrazia.partecipate.it/infodiscs/view/67#body_86]]></link>
<description><![CDATA[Luca scusa - certamente sono il più vecchio dei due, propongo il "tu" che mi viene più facile - anche il digitale insegna la precisione, ma io non ho parlato di "sicurezza" bensì di "certezza", da vecchio notaio ho in mente la "certezza dell'identità personale" sulla quale sgombro il campo da facili equivoci: oggi questa "certezza dell'identità personale" rischia di diventare una favola inutile ed impossibile per chinque, automa od umano.<br />Parlando di politica e di democrazia, vorrei il massimo della certezza possibile, carte e codici si rubano, si clonano, si falsificano ... come insegnano esperienza da bancomat e da transazioni on line.<br />I soldi sono soldi, non sottovaluto la loro importanza, ma democrazia e politica meritano, esigono, livelli più elevati di certezza.<br />Non mi piacerebbe per niente scoprire una falsificazione nelle procedure elettorali.<br />Non sono un tecnico, ma da quel che ho capito è invece complessivamente affidabile il livello di "sicurezza" del digitale e mi fa piacere che tu lo confermi.<br />Ai tuoi principi di sicurezza (vedi link che hai postato) ne aggiungo un altro: sicurezza del soggetto agente, sicurezza che "chi vota" è soggetto autorizzato, legittimato a votare. <br />Come è necessaria "" <span style="text-decoration:underline;">assoluta sicurezza delle piattaforme per l'e-democracy</span> "" (questo è quanto scrivi tu) è ugualmete necessaria <span style="text-decoration:underline;">assoluta sicurezza sull'identità dei soggetti "votanti"</span> (questo è quanto auspico io).<br />Che poi tu ed io possiamo fare poca strada ... questo è altro problema e concordo pinamente con te.]]></description>
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<pubDate>Tue, 17 Dec 2013 19:28:19 +0100</pubDate>
</item>
<item><title><![CDATA[Credo che nel post si stiano avvitando diversi tem...]]></title>
<link><![CDATA[http://codicidellademocrazia.partecipate.it/infodiscs/view/67#body_85]]></link>
<description><![CDATA[Credo che nel post si stiano avvitando diversi temi che lo stanno rendendo dispersivo. "Sicurezza" è un termine generico che si può applicare a diversi aspetti.
Volendo essere succinto dando la<strong> mia opinione</strong>, sulle domande poste, direi:
"<em>...il digitale quale livello di certezza assicura che chi vota digitalmente è solamente chi ha il diritto di votare e che vota solo personalmente?...</em>"
Oggi, la stessa certezza che c'é nell'assicurare che il prelievo di una carta bancomat è stata fatta dal proprietario della carta (...a meno di implementare anche controlli biometrici).
"<em>...Quale livello di certezza garantisce il digitale che non si realizzino possibili concentrazioni di voti in unica mano?..</em>."
Se la proccupazione è nella possibile manipolazione del sw per effettuare dei brogli, la sicurezza sta nei controlli che si effettuano sul software e dunque negli investimenti/organizzazione che si mette in campo per questo scopo (oggi praticamente non ce ne sono... ma è vero che c'é poco sw che lavora sotto un cappello istituzionale).
"<em>...I livelli di certezza garantibili dal digitale sono equivalenti, inferiori oppure superiori a quelli tradizionali?...</em>"
Sono inferiori per carenza di un sistema di controlli sul sw, ma è anche vero che se si investisse su questo cifre dell'ordine di una frazione del costo di una sola elezione nazionale le cose potrebbero radicalmente cambiare.
"<em>... mi piacerebbe legger qualche altra voce, possibile che l'argomento non interessi nessun altro?...</em>"
Se l'elite politica non appoggia la creazione di piattaforme software che abbiano un concreto valore nelle istutuzioni, solo pochi sono disposti a metterci tempo e denaro, per questo la discussione è relegata a pochi... però qualcosa si trova su internet (prova a cercare seguendo gli articoli che parlano delle infiltrazioni di pirati russi nel sistema di voto estone...).
Più in generale, un pò di tempo fa, ho fatto <a href="https://www.airesis.it/blogs/78-blog-di-zanna/blog_posts/652-Il-problema-della-sicurezza-nelle-piattaforme-per-l-e-democracy" target="_blank">questo post</a> dove accennavo ad alcuni aspetti della sicurezza nelle piattaforme per l'e-democracy. Magari lo riposterò su questo forum a beneficio di chi lo visita distrattamente.
Luca Z.]]></description>
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<pubDate>Tue, 17 Dec 2013 17:58:34 +0100</pubDate>
</item>
<item><title><![CDATA[I parlamentari "pianisti" (quelli che che premono ...]]></title>
<link><![CDATA[http://codicidellademocrazia.partecipate.it/infodiscs/view/67#body_83]]></link>
<description><![CDATA[I parlamentari "pianisti" (quelli che che premono il tasti di voto al posto di qualcun altro) sono una realtà concreta, resa materialmente possibile dall'interposizione di un "artefatto" fra "agente umano" e manifestazione di voto. <br />Il nostro contrasto non è - quantomeno, non lo vedo - come ideologico o, se si preferisce, poltico-filosofico. <br />Il (mio) obiettivo è avvicinare elettori ed eletti, mi interessano le soluzioni, anche tecnologiche, nella convinzione che esse possono aiutare (anche se solo in parte) ma non ho pre-giudizi a favore o contro.<br />Non avverso la democrazia diretta pura e non la sostengo come un dogma, cerco di valutarne vantaggi ed inconvenienti, come di ogni altra soluzione. Neppure mi interessa capire se il problema è nuovo oppure no: a me pare di sì, e penso che nasca proprio in conseguenza dei nuovi attrezzi, utensili digitali, ma non sono infallibile. Se penso al mondo delle idee in purezza, sintetizzo la mia preferenza: viva la democrazia diretta!!!!!<br />Ma resto coi piedi in terra e domando, nuovamente e solo alla ricerca della chiarezza: il digitale quale livello di certezza assicura che chi vota digitalmente è solamente chi ha il diritto di votare e che vota solo personalmente? <br />Quale livello di certezza garantisce il digitale che non si realizzino possibili concentrazioni di voti in unica mano? <br />Una cosa è enunciare la volontà di evitare che questo accada - nessun dubbio sulla buona fede dei sostenitori di democrazia digitale -, altra cosa è verificare la realizzazione sul campo, dove non tutti, ed anzi pochi, hanno l'ammirevole pulizia ideale dei pionieri che conosco (Airesis fra questi). <br />I livelli di certezza garantibili dal digitale sono equivalenti, inferiori oppure superiori a quelli tradizionali?<br />Do atto che la domanda sfugge anche all'indagine suggerita da Fiorella De Cindio, ma in tale indagine emerge indirettamente, e mi pare con sufficiente chiarezza, la necessità di indagare sull'argomento.<br />Ho ipotizzato una possibile soluzione, sono consapevole che sarebbe una soluzione parziale ma ... piuttosto che niente, meglio piuttosto!<br />In ambito di democrazia e politica più basso è il livello di possibili frodi, meglio è. Altrimenti non avvicino elettori ed eletti ma aumento i rischi di concentrazione e deviazione del potere di decidere. <br />Possibile che sbagli, non solo accetto ma cerco critiche e ringrazio chi le farà. Intanto grazie a chi le ha già fatte.<br />Tutto qua, mi piacerebbe legger qualche altra voce, possibile che l'argomento non interessi nessun altro?]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Dec 2013 23:29:20 +0100</pubDate>
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<item><title><![CDATA[Vediamo se ho capito l'assillo:
al di là degli as...]]></title>
<link><![CDATA[http://codicidellademocrazia.partecipate.it/infodiscs/view/67#body_82]]></link>
<description><![CDATA[Vediamo se ho capito l'assillo:
<strong>al di là degli aspetti tecnologici per l'identificazione digitale di una persona, è ammissibile che i diritti politici possano essere identificati con una "<em>entità digitale</em>" che <em>rappresenti</em> un soggetto fisico?</strong>
Questa mi sembra una domanda politico-filosofica. In tal caso mi sembra individuare diversi punti di vista.
Per i sostenitori della democrazia diretta pura è necessario che l'identità digitale sia utilizzabile solamente dalla persona che rappresenta, in quanto non deve esserci scollamento tra persona fisica e identità digitale. I due aspetti devono essere indissolubili perché non è pensabile una delega del potere politico. Per questo vanno messe in campo tutte le tecnologie per assicurare che chi usa l'identità digitale sia la persona ad esso associata.
All'opposto, i sostenitori della democrazia delegativa non si pongono il problema, in quanto per loro è normale delegare il loro potere politico ad un terzo di fiducia, che a sua volta potrà ri-delegarlo, ecc... In un certo senso l'identità digitale rappresenta il loro potere politico, che passa comunque naturalmente in mano al delegato.
A ben pensarci non è poi dissimile dall'attuale sistema rappresentativo: l'identità non è digitale, ma rappresentata dai documenti che certificano chi siamo (la carta d'identità, il certificato elettorale) altrimenti ci è impossibilitato votare alle urne. Andando ad eleggere chi dovrà rappresentarci, trasferiamo il nostro potere politico ai parlamentari.
Ovviamente ci sono molte visioni intermedie tra le diverse visioni e diversi distinguo, ma sostanzialmente (dal punto di vista politico-filosofico) non mi sembra un problema nuovo, nato con l'e-democracy.
Luca Z.]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Dec 2013 11:49:31 +0100</pubDate>
</item>
<item><title><![CDATA[Grazie per attenzione, disponibilità al confronto...]]></title>
<link><![CDATA[http://codicidellademocrazia.partecipate.it/infodiscs/view/67#body_81]]></link>
<description><![CDATA[Grazie per attenzione, disponibilità al confronto e contributi utili.<br />Pur dopo una prima lettura del contributo che ha segnalato Fiorella De Cindio, continuo a non trovare risposta alla mia domanda.<br />Si evidenziano i problemi della identità e della identificazione, delle identità multiple, di anonimi e pseudonimi ma si trascura il problema che nasce proprio con la tecnologia digitale: l'identità diventa "codice" e come tale trasmissibile dal soggetto a terzi o clonabile direttamente da terzi -.<br />In ambito "politico", di democrazia, non sono prevedibili tutele e risarcimenti, non è teoria astratta ma argomento di stretta attualità: dopo la sentenza della Cortte Costuituzionali  sul "porcellum" più d'uno chiede annullamenti, di soggetti eletti, di atti parlamentari, della stessa ri-elezione del Presidente della Repubblica.<br />Chi sarebbe legitimato a modifcare il "Porcellum"?<br />A chi chiederemmo i danni di questo loop dei loop?<br />Non ho competenza tecnica adeguata per verificare se la tecnologia può garantire che il "soggetto umano agente" è proprio il "soggetto legittimato" e non altri. Ogni elemento biometrico digitalizzato è un codice ...<br />Il sistema tradizionale non è per niente perfetto ed ha costi talmente elevati dal costringerci ad usarlo con prudenza e spingerci a desiderare in modo esteso l'e-voting.<br />Personalmente - ma, devo essere sincero, non mi mancano dubbi soprattutto sull'accettazione "culturale" - credo che l'e-voting sarebbe perfetto se la verifica dell'identita e della legittimita fosse affidata alle cosiddette TTD (trusted third parties, terzi affidabili).<br />Ma può pure essere una distorsione dovuta alla mia passata esperienza quale notaio. E qui ricordo che di brogli e falsi sulle autentiche delle firme di presetazione dei candidati nessuno ha sentito parlare quando tale operazione era affidata a notai ed altri terzi affidabili (cancellieri tribunali, segretari comunali).<br />Liberalizzate le autentiche, cominciati i falsi ... :-)<br />Ed allora, prestando attenzione al "principio di realtà" mi chiedo se limitando le aspettative e comunque volendo avvicinare elettori ed eletti sia sensato proporre un e-voting non generalizzato ma limitato ad alcuni istituti che sono comunque rilevanti ed hanno il pregio di essere già previsti dalla Costituzione che prevedono numeri pienamente compatibili con un "e-voting assistito da TTD" (cfr articolo 71 comma 2: iniziativa di leggi popolari, bastano 50 mila firme - articolo 75 referendum abrogativo, bastano 500 mila firme).]]></description>
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<pubDate>Mon, 16 Dec 2013 01:42:24 +0100</pubDate>
</item>
<item><title><![CDATA[La questione è stata oggetto di preoccupazione di...]]></title>
<link><![CDATA[http://codicidellademocrazia.partecipate.it/infodiscs/view/67#body_80]]></link>
<description><![CDATA[La questione è stata oggetto di preoccupazione di pochi ben informati, sebbene è piuttosto comune consegnare scheda (e password) per la firma digitale al proprio commercialista per espletare pratiche fiscali o altra documentazione relativa alla gestione aziendale.
Comunque formalmente Caio si "consegna" a Tizio.
Non conosco le casistiche dei problemi che ha portato questo strumento, ma del resto già da prima Caio pagava per gli errori di Tizio nella compilazione dei modelli fiscali (salvo poi rifarsi con un'azione civile, se ne vale la pena...).
Suppongo che sia sempre pensabile rifarsi in sede civile o penale in casi abusi, ma Caio dovrà dimostrare con prove evidenti che è stato Tizio a abusare, e in certi casi penso che sia molto difficile o forse impossibile.]]></description>
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<pubDate>Thu, 12 Dec 2013 14:16:07 +0100</pubDate>
</item>
<item><title><![CDATA[Rispondo con una domanda: qualunque siano forma e ...]]></title>
<link><![CDATA[http://codicidellademocrazia.partecipate.it/infodiscs/view/67#body_78]]></link>
<description><![CDATA[Rispondo con una domanda: qualunque siano forma e strumento della firma digitale, se Caio li consegna a Tizio, quanto manifestato viene attibuito a  Caio (titolare della firma digitale) oppure a Tizio (che materialmente appone la "firma"?<br />Quale esempio concreto basato su ampia esperienza reale: nessuno ha mai consegnato tesserini e password al ragioniere per "firmare" digitalmente ...?<br />Tutto è fallibile e falsificabile, ma in fondo contano numeri e qualità di casi.]]></description>
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<pubDate>Wed, 11 Dec 2013 21:19:24 +0100</pubDate>
</item>
<item><title><![CDATA[Il problema della "identità digitale" è già sta...]]></title>
<link><![CDATA[http://codicidellademocrazia.partecipate.it/infodiscs/view/67#body_75]]></link>
<description><![CDATA[Il problema della "identità digitale" è già stato affrontato dalla legislazione italiana, la quale ha definito come sua massima espressione la "firma elettronica certificata", con<strong> piena validità legale</strong>. Questa vale come (e più) di una firma autografa, blindando contemporaneamente il contenuto del firmato e certificando la data di firma.
In sostanza, per la legge italiana, la firma elettronica certificata rappresentà già una persona, al più questa potrà sostenere di aver firmato costretto con la forza o con l'inganno, ma non potrà sostenere di non-aver firmato.]]></description>
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<pubDate>Sun, 08 Dec 2013 18:15:49 +0100</pubDate>
</item>
<item><title><![CDATA[mi ero dimenticata di allegare il link: l'ho fatto...]]></title>
<link><![CDATA[http://codicidellademocrazia.partecipate.it/infodiscs/view/67#body_72]]></link>
<description><![CDATA[mi ero dimenticata di allegare il link: l'ho fatto ora<br />-- fiorella]]></description>
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<pubDate>Tue, 03 Dec 2013 00:10:36 +0100</pubDate>
</item>
<item><title><![CDATA[Grazie Fiorella, qualche indirizzo web cui attinge...]]></title>
<link><![CDATA[http://codicidellademocrazia.partecipate.it/infodiscs/view/67#body_71]]></link>
<description><![CDATA[Grazie Fiorella, qualche indirizzo web cui attingere notizie?]]></description>
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<pubDate>Mon, 02 Dec 2013 15:42:37 +0100</pubDate>
</item>
<item><title><![CDATA[Alessandro Mantelero, direttore per la privacy del...]]></title>
<link><![CDATA[http://codicidellademocrazia.partecipate.it/infodiscs/view/67#body_70]]></link>
<description><![CDATA[Alessandro Mantelero, direttore per la privacy del Centro Nexa Internet and Society, ha segnalato che è  stato presentato (credo il 28.11.2013)  a Bruxelles il rapporto 
<span style="font-size:12pt;"><strong>The Future of Identity: Innovative and user-centric identity management: </strong></span><span style="font-size:12pt;"><strong>Building trust and confidence</strong></span>
(alla cui redazione Mantelero ha partecipato a  nome del Centro Nexa).
Mi pare pertinente ai temi proposti da  Alessandro Marzocchi e quindi lo segnalo pur non avendolo ancora letto
-- fiorella]]></description>
<media:content url="http://www.gi-de.com/gd_media/media/documents/brochures/corporate/IDENTITY_Talk_in_the_Tower_The_Future_of_Identity1.pdf" type="application/x-www-form-urlencoded">
<media:title type="plain"><![CDATA[Report The Future of Identity]]></media:title>
</media:content>
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<pubDate>Mon, 02 Dec 2013 10:58:00 +0100</pubDate>
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